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Bruno Ritter ha sempre saputo destreggiarsi consapevolmente tra astrazione, figurazione e arte non figurativa. Una siffatta distinzione non è mai stata per lui, pittore purosangue, di gran rilevanza. Ciononostante molte delle sue opere della sua ricca "oevre" si possono collocare mediante l'iconografia in specifici gruppi di lavori artistici, cosa che è stata fatta nella ricezione compiuta finora e anche ripetutamente ed esplicitamente dagli autori dei cataloghi del 1992 e del 1996. Con la repentina svolta biografica del 1982, quando Bruno Ritter lascia deliberatamente la città di Zurigo per trasferirsi in Valchiavenna, tutto d'un tratto il motivo della montagna diventa pervasivo, influenzandolo profondamente: la montagna anche come metafora per l'isolamento e la solitudine, per l'angustia e l'ineluttabilità, per un'esistenza ombrosa. Un ulteriore filone artistico manifesta l'interesse virulento di Bruno Ritter per gli stati metamorfici, per la simbiosi di corpi e paesaggi, per l'antropomorfismo, dove si può parlare di paesaggi corporali e corpi paesaggistici. Un terzo, recente gruppo di opere si confronta con il celebre quadro di Theodore Géricault La zattera della medusa del 1819, già al centro di scandali, opera che con i suoi molteplici aspetti metaforici fu promossa a vero incunabolo per il primo realismo in Francia. Bruno Ritter ha attualizzato il soggetto trasponendolo dal mare lontano nella valle racchiusa dalle montagne. Ci limitiamo a questi cenni succinti su appena tre filoni artistici, racchiusi in un ben più ampio repertorio iconografico.
Quello che m'affascina nell'arte di Bruno Ritter, molto più degli aspetti determinati dal contenuto, è il suo rapporto virtuoso con la tradizione della pittura e del disegno: poiché non dimentichiamoci che Ritter è anche disegnatore e acquafortista di talento, che sa maneggiare pressoché con magistrale perfezione bulino e punta per incisioni. La frase: ogni quadro è dipinto da cento pittori, si applica a Bruno Ritter in modo pressoché esemplare. Egli è un esperto della storia della pittura e fa suoi i risultati dei grandi maestri - non superficialmente, ecletticamente o senza riflessioni in senso postmoderno, bensì confrontandosi in maniera oltremodo intensa, originale e inspirata. Attraverso la sua interazione con la pittura dei Nabis, con quella di Paul Cezanne, Vincent van Gogh, Giovanni Giacometti, Max Beckmann, Varlin e diversi altri, si è posto e si pone delle esigenze altissime, imperterrito mantiene la sua fede nelle possibilità della pittura e - ciò è l'essenziale - raggiunge così, risultati pittorici del tutto indipendenti che nella loro assoluta attualità sanno essere affascinanti e convincenti.